Essere bomber: Mauro Icardi Rivero

Il 2 giugno 2015, dopo la doppietta rifilata all’Empoli, Mauro Icardi Rivero è diventato capocannoniere della Serie A 2014/2015, ex aequo con uno degli attaccanti italiani più forti di sempre, quel highlander del gol che risponde al nome di Luca Toni. In quest’ultima stagione Icardi ha segnato 27 gol in 48 partite -se consideriamo anche Coppa Italia ed Europa League- di cui 22 sono state segnate nelle 36 partite di campionato in cui è sceso in campo. Numeri promettenti, se si considera che questo ragazzo ha appena 22 anni. Eppure, nonostante la giovane età, l’attaccante di Rosario ha una padronanza delle proprie doti, sia tecniche che atletiche, da navigato professionista. Vero anche che l’esplosione del ‘Nino del partido’ così come viene soprannominato talvolta, in questa stagione è stata condizionata da alcuni fattori. Prima di analizzarli, è necessario dividere la carriera di Icardi in due fasi, una prima, che va dal 2011 al 2014, ed un’altra che è giovanissima, in quanto ha avuto inizio il 14 Novembre 2014, il giorno, cioè, in cui Walter Mazzarri è stato sollevato dall’incarico di allenatore dell’Inter dal presidente Thohir in persona.

La prima fase: lo scoppio e lo spegnimento

 

Mauro Icardi calca il suolo europeo per la prima volta nel 2002, quando la sua famiglia -tra l’altro, di origine piemontese- si trasferisce a Las Palmas, nelle Isole Canarie dalla metropoli argentina di Rosario, città natale dell’attaccante. Rosario è una città patrimonio calcistico dell’umanità: non solo ha due dei club più titolati dell’Argentina, Rosario Central e Newell’s Old Boys, ma ha dato i natali ad alcuni dei giocatori più forti del panorama mondiale. Lionel Messi è di Rosario, così come Angel Di Marìa, Ezequiel Garay e Maxi Rodriguez. E, se questa lista di nomi non avesse convinto abbastanza, doveroso citare due illustri cittadini di Rosario, ovvero Marcelo Bielsa, conosciuto da tutti come ‘El Loco’ nonché Gerardo ‘El Tata’ Martino, protagonista di un annata nera sulla panchina del Barcellona nella scorsa stagione. In questa calda atmosfera di tango e pallone, Icardi ha iniziato a tirare i primi calci al pallone ad appena 5 anni, venendo iscritto nel Club Infantil Sarratea. In Spagna, poi, Icardi gioca per 6 anni nell’Uniòn Deportiva Vecindario, piccolo club dell’isola di Gran Canaria, in cui segna 384 gol. Il Barcellona, a quel punto, lo nota e lo tessera nella sua fucina di talenti, ovvero il Barcellona B, dove gioca dall’estate del 2008 sino a gennaio 2011. Appena arrivato, è un adolescente con tanto di capelli tinti di biondo, con uno sguardo sbarazzino, infantile, che sarà caratteristico della sua carriera sino ad ora. Non è di molte parole, a lui piace fare i fatti. E infatti sigla la bellezza di 38 gol in 2 anni e mezzo. Nella squadra spagnola, il talentuoso attaccante argentino si mette in mostra per la sua imperiosità in area di rigore. Tempi di inserimento perfetti, ottima elevazione, ed una freddezza sotto porta disarmante. La classica prima punta, una alla Fernando Llorente o, se preferite, all’ultimo Robin Van Persie. La sua presenza in campo a volte diventa quasi astratta, segna ma non è molto mobile, anzi, rimane per quasi tutta la partita confinato nell’area di rigore avversaria in attesa dei traversoni provenienti dalle ali del 4-3-3 disegnato da Guardiola prima e da Luis Enrique poi. Ed è proprio il Pep a non volerlo convocare e ad approvare la sua cessione, in prestito con diritto di riscatto, alla Sampdoria. Del resto, il primo Icardi è ancora acerbo, Guardiola vuole giocare col falso centravanti e, memore del fallimento di Ibrahimovic nel suo sistema di gioco, gli preferisce o Messi o Fabregas.
Nel gennaio 2011, nella Sampdoria, in Serie B, ‘El canito’ viene inserito nella squadra Primavera. La squadra non va oltre il quinto posto nel Girone A, non ottenendo la qualificazione alla fase finale, ma Icardi segna 19 dei 44 gol messi a segno dai giovani blucerchiati, divenendo, infine, il capocannoniere della competizione. Ciò gli vale la chiamata di mister Giuseppe Iachini, l’allenatore della prima squadra, che lo mette in campo il 12 maggio 2012 contro la Juve Stabia: Icardi lo ripaga, facendo un gol da prima punta classica, ovvero zampata al centro dell’area piccola tra i difensori avversari, col portiere che non può nulla. La Samp vince la partita, stacca l’ultimo slot per i playoff e guadagna la promozione in Serie A. Iachini abbandona, ed il patron blucerchiato Riccardo Garrone nomina Ciro Ferrara nuovo allenatore della Sampdoria. L’inizio della squadra è interessante, poi inanella una serie di sconfitte che portano all’esonero di Ferrara ed all’arrivo di Delio Rossi. A questo punto Icardi diventa davvero importante per la salvezza della squadra. Ferrara non aveva creduto molto in lui, tuttavia l’attaccante argentino aveva già segnato sotto la sua gestione, nel derby contro il Genoa. Sotto Delio Rossi, tuttavia, Icardi si evolve. Costretto, per l’inadeguatezza della rosa, al classico catenaccio e contropiede, Icardi può finalmente sviluppare una caratteristica del suo gioco che non è propriamente consona alla nomea dell’attaccante: la visione della profondità. Icardi parte spesso largo, svaria sulle due fasce, aspetta che uno tra Nenad Krsticic e Pedro Obiang legga il tempo dei suoi inserimenti. Il dualismo col giocatore ispanico sarà importantissimo, se non fondamentale, per l’ascesa di Icardi nella stagione 2012/2013. Nella gara contro la Juventus allo Stadium, Icardi mette in mostra il suo repertorio: nell’azione del primo gol, infatti, Krsticic vede il movimento di Icardi che sta sfruttando l’indolenza di Peluso, lo lancia in porta con una fantastica sciabolata in profondità, ed Icardi, col movimento di un’ala vera e propria, semina Peluso, arriva a tu per tu con Buffon e lo trafigge. 1-1. Poi, verso il termine della partita, la Juve percepisce il pericolo e si chiude: Icardi stavolta si allarga al limite destro dell’area piccola, viene abilmente servito, sfrutta le linee troppo strette della Juventus e scarica una bordata col piede destro che piega le mani a Buffon ed entra in rete. 1-2. Contro il Pescara, contro il quale Icardi segnerà una quaterna, si muove sempre lontano dall’area di rigore. Icardi, fuori dagli 11 metri, non è il classico pesce fuor d’acqua quale può essere Mattia Destro, per esempio. Anzi, partecipa alla manovra della squadra, dribbla, e soprattutto, ha una progressione pazzesca. Nell’azione del primo gol fa tutto da solo, con imperiosa leggiadria. Taglia in diagonale dal cerchio di centrocampo, anticipa, con una tempistica disarmante, il suo marcatore, lo semina, allungandosi il pallone, entra in area e insacca alle spalle di Mattia Perin con un piatto rasoterra sul secondo palo. 50 metri di campo, qualcosa di incredibile per una prima punta. Nel girone di ritorno, Icardi sigla 7 reti e contribuisce alla salvezza della squadra genovese. Inoltre, mette già nel mirino la Juventus, segnando 3 gol tra andata e ritorno. La gran parte dei gol sono frutto di inserimenti perfetti. Icardi attacca la profondità con grande prontezza di riflessi.
Nell’estate del 2013 viene acquistato in comproprietà dall’Inter, che lo porta in una grande piazza. Le aspettative su di lui sono molto alte. Icardi viene inserito in un sistema di gioco che fa del possesso palla e del gioco sulle fasce un cardine imprescindibile. Lui rappresenta il punto focale, lo schwerpunkt della progressione offensiva della squadra, assistito da un centravanti molto mobile come Rodrigo Palacio. Icardi fa subito bene, segna alla Juventus ed al Cagliari, poi si infortuna. Inoltre i turbolenti fatti personali vengono a galla. Infatti si è appena legato all’ex moglie di Maxi Lopez, suo compagno di squadra ai tempi della Samp, la modella Wanda Nara, e subisce una pressione mediatica così forte che gli impedisce di riprendersi con serenità. Quando torna, fatica ad ingranare la marcia, un po’ come tutta la squadra. Troppo statico, rimane spesso da solo nell’area di rigore e resta avulso dal resto del gioco di Mazzarri, che, invece, pone l’accento sulla coralità. Ha tuttavia il tempo di segnare altri 7 gol al rientro dall’infortunio, quasi tutti molto belli, come il tiro da fuori area rifilato al Bologna, ma frutto di giocate individuali. Il ragazzo dimostra di avere la voglia, ma non è un trascinatore. Conclude la prima stagione all’Inter con 9 gol in 22 partite di campionato.

La seconda fase: movimiento e rinascita

 

La stagione 2014-2015 si apre con l’obiettivo qualificazione alla prossima Champions League ed il sogno Europa League. L’Inter estromette lo Stjarnan ai preliminari, ed Icardi contribuisce con 1 gol all’andata e 2 al ritorno. Pare che l’Icardi visto a Genova si stia facendo rivedere anche a Milano, per la gioia dei tifosi interisti. Icardi, invece, ricomincia a zoppicare. Alterna belle prestazioni con altre davvero inguardabili. Più in generale, la squadra non rende come si deve. Il 3-5-2 di Mazzarri è il vero tallone d’Achille del giocatore di Rosario: il gioco si sposta spesso sulle fasce e chiama in causa anche gli inserimenti delle 2 mezzali di centrocampo accanto al regista (o mediano). Quindi, quando Guarìn oppure Kuzmanovic entrano in area, Icardi è costretto a spostarsi e ad allontanarsi dall’area di rigore, in cui è confinato per tutta la partita. Del resto, il ruolo di punta mobile in attacco viene assegnato a Palacio, per ovvie caratteristiche fisiche. ‘Rodrigol’ può svariare sul fronte d’attacco, mentre Icardi deve attendere i traversoni dalla fascia al centro dell’area. Ad Icardi non piace questa collocazione, ed il suo posto da titolare inizia a scricchiolare a favore di Osvaldo che, a differenza sua, in area è prolifico e pronto anche al sacrificio. Icardi, invece, è conservativo e tende a non dissipare troppo le sue energie. Il 14 Novembre, però, fuori Mazzarri e dentro Mancini. L’allenatore jesino fresco di nomina, ha idee più moderne ed ‘europee’, affinate grazie alle sue esperienze all’estero. Egli capisce che, prima di tutto, deve forgiare la mentalità della squadra, e porre le basi per un gioco nuovo in modo da poterlo fissare nei suoi giocatori. Nelle sue prime partite, Mancini prova il 4-2-3-1, molto ‘europeo’ ed offensivo, ma si rende conto che non ha i giocatori per poterlo attuare. La squadra risulta sbilanciata in avanti, ed i due mediani, di solito Medel ed Hernanes (o Kuzmanovic e Guarìn) si trovano soli in balia dei contropiedi avversari. Icardi è ancora fuori dalla manovra. Il gioco è ancora prerogativa delle fasce e lui è chiamato a fare il rifinitore finale, il centravanti di area. Il 4-2-3-1 viene accantonato dopo un mese, in virtù di clamorosi suicidi difensivi, e Mancini passa al 4-3-1-2. Osvaldo si estromette da solo dalla corsa per una maglia da titolare litigando con mezza squadra, perciò ,ad Icardi, Mancini affianca Palacio, mettendo alle loro spalle un trequartista che prima è Guarìn, poi sarà Kovacic, ed al termine della stagione Hernanes. Icardi può così giocare più liberamente, ma capisce anche un’altra cosa. Deve essere più associativo. A questo scopo, nelle partite del girone di ritorno, abbassa la sua posizione di partenza e tende ad essere il catalizzatore di tutti i palloni nerazzurri giocati dal centrocampo in su. Lavora parecchio con i compagni, fa sponde, crea assist. Poi, soprattutto, segna. E lo fa con una continuità pazzesca, basti pensare che segnerà 7 reti nelle ultime 8 giornate. Il dualismo con Palacio convince, i due argentini non sempre si capiscono, ma si cercano e almeno 2 volte su 4 si trovano. Dietro, poi, se Hernanes ama finalizzare in solitaria, è Kovacic colui che esalta la ricerca della profondità di Icardi. A titolo di esempio si prenda il primo dei due gol segnati contro l’Empoli: Icardi si inserisce tra i centrali dell’Empoli, Kovacic lo vede ed indovina il tempo perfetto per servirlo con un rasoterra delizioso, Icardi controlla il pallone tra i due empolesi e poi infila Bassi con un destro preciso all’angolino destro della porta.

Questa trasformazione, da predatore d’area, a punta molto mobile, si addice di più alle sue caratteristiche. Icardi è un attaccante fluido, aggraziato nelle movenze, dalla progressione piacevole da vedere e di finissima qualità. Ha un tiro potente e preciso, nonchè un dribbling elegante ed efficace. La sua ricerca degli spazi è forse il suo punto forte. Dunque, è un attaccante molto intelligente, che sa indovinare là dove si aspetta che il suo avversario non riuscirà ad affrontarlo. Possedere, a soli 22 anni, questa caratteristica, ne fa un attaccante dalle potenzialità pazzesche, e Roberto Mancini, se riuscirà a tenerlo anche per la stagione successiva, è l’allenatore giusto per farlo crescere e prepararlo alla maturità. Mancini è un abile motivatore, infatti, ed ha imparato a dare fiducia a tutti i suoi giocatori. In particolare, ha sempre avuto la pazienza di aspettarli. Icardi è certamente pronto per un top club, ma un anno in più in Italia potrebbe consolidare la sua fede nei propri mezzi e capacità, in modo da presentarsi, tra un paio d’anni, alla corte di qualsiasi club plurititolato d’Europa pronto a contendere un posto da titolare ad un qualsiasi Benzema, Diego Costa, o Falcao.

 

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Creatore e ideatore di questo progetto, Sport House! Nato a Desenzano del Garda nella ridente provincia di Brescia, appassionato fin da piccolo di Pallacanestro e Calcio! Tifosissimo degli Houston Rockets (NBA) e dell'Inter!

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