Vuelta, Tappa 11: Astana indossa la corona.

Dopo la giornata di riposo, spunta all’orizzonte lo sforzo più duro, le montagne più aspre, ma soprattutto, si intravede la possibilità di marchiare a fuoco l’edizione 2015 della Vuelta, di lanciarsi a capofitto verso un sogno rosso. Da Andorra la Vella fino a Cortals d’Encamp. 138 chilometri, la metà praticamente in salita! Una fatica mastodontica, per un obiettivo gulliveriano. I bookmakers si giocano Froome, ma Purito Rodriguez ha disegnato la tappa e conosce ogni tratto a menadito. Ma è dura fare pronostici, quando sbucano sul percorso 7 Gran Premi della Montagna.

La tappa, e forse la Vuelta, prendono una svolta inaspettata sin dai primi chilometri. L’ennesimo capitombolo manda al tappeto sua maestà Froome. Il britannico, senza l’eleganza dell’ex maestro, il Baronetto Wiggins, si lascia scappare una bestemmia in mondovisione. Caduta di stile imbarazzante, caduta fisica che invece gli lascia qualche acciacco. Ah, Froomy bestemmia in italiano, sintomo che certe eleganze sono abitudini della cultura dello Stivale. Il campione Sky rientra comunque in gruppo, e sembra tutto fuorché spaventato, poiché piazza i compagni davanti a tirare. In realtà è un gioco pirresco, infatti alla prima trainata degli Astana (Rosa e Cataldo), il keniano bianco deraglia e perde 3 minuti sulla terzultima salita. Fuori dai giochi il favorito, il gruppo rimane più o meno compatto (Valverde e Rodriguez attaccano in discesa, ma uno strepitoso Pozzovivo riporta sotto gli altri) fino agli ultimi 8,6 km, che si avventurano con costanza sopra il 10%. Davanti ci sono i reduci della fuga di giornata, fra cui spicca la presenza di Mikel Landa. Il basco Astana saluta ben presto la compagnia e impone un ritmo asfissiante, tanto che il gruppetto dei big recupera poco e niente, peccato per la caduta che qualche giorno fa l’ha tagliato fuori dalla generale. Landa si invola verso il successo mentre dietro ai -5 si scatena la bagarre. Aru attacca deciso e mette al gancio praticamente tutti, tranne Moreno e Purito. I due Katusha stanno in compagnia del sardo per circa 1500 metri, mentre dietro Dumoulin, leader della generale, si difende con onore invidiabile. Ai -3 però Fabio Aru saluta pure la compagnia spagnola e attacca con decisione la Roja di Dumoulin. L’alfiere Astana è scatenato e sul traguardo pirenaico giunge a 1 e 20 dal compagno di squadra Landa. Alla spicciolata giungono i rimasugli del plotoncino dei migliori: Rodriguez perde 37 da Aru e diviene il secondo della generale, dietro al nuovo leader Fabio. Dumoulin rimane terzo, e ricordiamo che può contare su una lunga crono per rimediare. Il podio è ancora alla portata dello stupefacente olandese. Valverde va abbastanza in crisi e ora insegue Aru a quasi due minuti. Idem Quintana, febbricitante e ora in ritardo di 3 primi. Per Froome è una Caporetto: arriva infatti stremato a 8 e 41 da Mikel Landa. Ultima segnalazione, dopo quanto abbiamo detto ieri le cose non sembrano cambiate. Paulinho viene colpito da una moto ed è costretto al ritiro. Il patron Tinkoff, che ha perso pure Sagan per un episodio analogo, sbotta a fine corsa e minaccia il ritiro in blocco della squadra.

Che dire, tappa a dir poco entusiasmante. Aru dà spettacolo e conferma le attese. Ora è il favorito numero uno, l’unico avversario rimasto sembra Rodriguez, che però a crono dovrebbe pagare dazio. Piano ovviamente con i proclami, rimangono tante salite e troppi ostacoli per emettere sentenze. La sensazione degli scorsi giorni è però stata confermata: per ora in salita il più forte è Fabio Aru, talentissimo sardo. Il sogno azzurro continua domani, con altre difficoltà in vista, ma con la sicurezza di esserci davvero.

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Laureando in lettere, ma la mia arrogante personalità spicca soprattutto nel tempo libero, dove mi dedico molto al collezionismo: due di picche e figuracce su tutto. Il mio brillante palmares annovera: 2 coma etilici, 100 passi in partenza, 3 rinvii a giudizio e una smisurata passione per lo sport.

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