Giro delle Fiandre: Finalmente Sagan!

Giro delle Fiandre: Finalmente Sagan!

Dopo due settimane terribili per il Belgio, ciclisticamente (con la morte ravvicinata di due giovani atleti, Demoitie e Myngheer) e non (attentati terroristici a Bruxelles), il popolo fiammingo si riversa in massa sulle strade per assaporare la sua essenza più pura, la sua vitalità smorzata ma non stroncata, per dire al mondo intero che la popolazione belga è decisa a rialzare la testa. Lo fa attraverso la Ronde, il Giro delle Fiandre, vero e proprio tempio di cultura sportiva, che ogni anno affascina gli amanti del ciclismo con una bellezza indescrivibile. Per tutti è una delle cinque classiche monumento, per tanti è l’Università della bicicletta: in sostanza è un trampolino verso la gloria, una corsa che può svoltare davvero una carriera. I favoriti? Cancellara su tutti, all’ultima recita, ma non si può che affiancargli l’amico nemico Sagan, eccellente vincitore della Gand-Wevelgem domenica scorsa. Un gradino sotto i vari Kristoff (campione uscente), Van Avermaet e Vanmarcke. Un lumicino di speranza pure per Boonen, mito vivente fra i belgi: sarebbe romantico se, in un momento così difficile per la società fiamminga, fosse l’eroe di mille battaglie a dare l’esempio, ma la gamba del vecchio Tom non è più quella di un tempo…

Ma i 255 km di corsa e i 18 muri della Ronde si fanno beffa di ogni pronostico: è una battaglia dal primo all’ultimo metro, un continuo stimolo ai nervi e alla concentrazione, ogni piccola curva o tratto in pavè nasconde un’insidia terribile per ogni pretendente. E infatti le prime emozioni, come succede purtroppo ogni anno, scaturiscono dalle cadute: Demarè, Benoot e soprattutto Van Avermaet schiantano le loro ambizioni di gloria contro l’abrasivo asfalto. Il pianto di Greg, misto di dolore per la clavicola fratturata e della cocente delusione di essere sconfitto dal destino e non dagli avversari, racconta il sentimento della gara che ti sfugge via, prima ancora di cominciare, meglio di ogni parola. Gara terribile la Ronde, ma anche per questo irresistibilmente affascinante. Davanti nel frattempo si muovono gli avventurieri della prima ora, inseguiti dal gruppo dei favoriti, tirato dalla Etixx, squadra costruita appositamente per le corse del Nord. La tensione è palpabile, snervando i corridori d’elite, che sanno di dover attendere il momento propizio: 6 ore di gara e, magari, un secondo di distrazione per perdere tutto. Mentre davanti rimangono in 5 (Vandenbergh, Greipel, Van Baarle, Erviti e Claeys), l’attimo decisivo arriva quasi per caso: Vanmarcke (anche lui precedentemente a terra) e Kwiatkowsky, seguiti da Sagan, allungano a una 30 di km dall’arrivo. Gli altri (Cancellara in testa) prediligono una tattica attendista, pronti a scatenarsi sul decisivo passaggio del Vecchio Kwaremont. Il penultimo muro, due km di fuoco, arriva ai -18 dall’arrivo: Sagan e Vanmarcke in testa fanno il vuoto con apparente tranquillità, Kwiatkowsky cede invece di schianto, ma lo show sembra essere dietro. Cancellara accende il turbo e con imbarazzante facilità stacca i residui del gruppo, ma, a metà scalata, il motore sembra ingolfarsi. Spartacus scollina con 10 secondi dai due, ma ha ancora un’opportunità: il terribile Pattenberg, 360 metri di pavè con punte al 20% di difficoltà, un sentiero che non finisce mai. Vanmarcke si inarca e si pianta, mentre il campione del mondo innesta un rapporto prepotente. Sagan vola, e scollina con 15 secondi sul mai domo Cancellara e sullo strenuo belga. 10 km separano lo slovacco dalla sua prima classica monumento: paradossalmente, dopo 240 km di curve e saliscendi, il rettilineo finale è invece piatto e dritto per 9000 metri, l’ennesima beffa di una corsa con uno strano senso dell’umorismo. Cancellara è forte, fortissimo, ma la sua pedalata non dà più quel senso di onnipotenza. Sagan invece è quanto mai rotondo, e, in maglia iridata, taglia il traguardo invitando il pubblico a gioire per l’impresa di un fenomeno vero, che finalmente si sblocca, con un successo che pareva destinato a non arrivare mai. Onore a Sagan, a Cancellara (giunto con inchino), a Vanmarcke e a tutti gli altri: concludere una corsa del genere è segno di tempra speciale. Vincerla poi è per pochissimi: fra questi c’è uno slovacco gigioneggiante, dal carattere burlesco e dalla potenza impressionante. Ora che Sagan si è sbloccato, chi lo ferma più?

About The Author

Laureando in lettere, ma la mia arrogante personalità spicca soprattutto nel tempo libero, dove mi dedico molto al collezionismo: due di picche e figuracce su tutto. Il mio brillante palmares annovera: 2 coma etilici, 100 passi in partenza, 3 rinvii a giudizio e una smisurata passione per lo sport.

Related posts

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *