Tour de France, Tredicesima Tappa: il battito della Farfalla

Tour de France, Tredicesima Tappa: il battito della Farfalla

Messe alle spalle le polemiche dopo i fattacci del Ventoux, la corsa riparte, giocoforza, seppur una ferita profonda abbia intaccato le coscienze di tutta la carovana gialla: il tir di Nizza ha distrutto più di 80 vite, spezzando sogni e desideri di gente comune. A pochi chilometri dall’attentato una manifestazione che dovrebbe essere proprio matrice di gioia, sogni e desideri, raccoglie le forze residue negli animi affranti, preparandosi a ripartire, perché, fermare il Tour, equivarrebbe ad alzare bandiera bianca di fronte al terrorismo vigliacco. Una corsa che è felicità, cultura e paesaggio non può arrendersi alla sua nemesi, la malvagità più violenta del genere umano. E così la gente, timida e spaventata certo,ma non sconfitta, ritorna ad accalcarsi sulle strade ventose del sud della Francia, pronta a mostrare il volto forte di chi non si arrende al terrore e celebra la bellezza vera dello sport, fonte di fratellanza e vita soprattutto nei momenti più difficili.

Si riparte a testa alta dunque, con una cronometro individuale, la prima di quest’edizione, di 37 km, da Bourg S.Andeol a La Caverne. Un percorso mosso e vallonato, dove spiccano una discesa, veloce e insidiosa per il forte vento, e uno strappetto molto duro nei 2000 metri conclusivi. Una prova non per specialisti puri a prima vista, dove comunque sarà, banalmente, importante fare velocità e continuità d’azione. Esercizio tosto e meticoloso la cronometro,  è necessario preparare ogni dettaglio, calibrare fino all’ossessione ogni ingranaggio della bicicletta, studiare con precisione assidua ogni curva del tracciato: il mix ben shakerato di tutto questo può dar luogo alla prova perfetta, e in un Tour così livellato in montagna, i secondi contro il tempo possono rivelarsi gruzzolo prezioso o sentenza inappellabile. I secondi non mentono, danno la dimostrazione oggettiva della condizione di un atleta e delle sue effettive ambizioni.

Fra nemmeno un mese si correrà a Rio la prova a cronometro che vale la medaglia olimpica, dunque Cancellara, Martin e Dennis, tre dei primissimi favoriti, dopo la prova odierna, pur eccentrica, che li ha rigettati fuori dal top ten, dovranno fare le dovute analisi della loro Caporetto. Ma sopratutto dovranno sperare che Tom Dumoulin non si presenti in Brasile con la stessa condizione sciorinata oggi. Un’esteteta della disciplina, l’olandese, mai come oggi realmente volante. Bello come un divo greco, composto e così elegante, Dumoulin ha confermato il soprannome che gli è stato meritatamente affibbiato, quello di Farfalla di Maastricht. Come una farfalla, algida e splendente, ha percorso in punta di sella i 37 km fino a La Caverne, stritolando la resistenza dei rivali. Ma, ci perdoni il fenomeno olandese, alla seconda vittoria al Tour, il banco l’ha sbancato, per l’ennesima volta, Chris Froome. La frullata scoordinata del keniano bianco ha ceduto il posto alla versione potente e composta del britannico, capace di infliggere abissali distacchi ai rivali nella generale, issandosi alle spalle del solo Dumoulin. L’unico a non gettare la spugna è l’inatteso Mollema, ormai rimasto solo baluardo di fronte al dominio Sky, sesto al traguardo e staccato di 1′ e 40″ da Froomy nella generale, dov’è salito al secondo posto. Se la cavano anche Van Garderen,Valverde e Yates, male Porte e Quintana, che hanno pagato quasi due minuti dalla maglia gialla. Il colombiano in particolare, ha perso serenità, tramortito dalle inaspettate difficoltà in salita e innervosito dalle chiacchiere degli addetti ai lavori, sibillini dopo che Nairo è stato sbirciato lungo il Ventoux, aggrappato a una moto nel tratto della confusa caduta di Froome. Il sueño amarillo è distante ora 3 minuti, distacco ormai standard per Naironman alla vigilia delle Alpi. Ritardo abissale di Aru, lontano più di 3 minuti dal leader del Team Sky, e ora decimo nella generale, staccato di ben 300 secondi, un’infinità: il Tour respinge spesso al primo appuntamento.

Che dire, ancora una volta, nonostante gaffe e polemiche, Froomy mette in ghiaccio lo champagne a una settimana da Parigi: potrebbe provare Mollema, sull’esempio del connazionale Kruijswijk al Giro, a scombussolare le carte? Oppure Quintana ritroverà sé stesso sugli infernali tornanti alpini? Magari Bardet e Aru, generosi nella loro gioventù atletica, rivoluzioneranno la corsa con qualche attacco da lontano, il terreno certamente non manca. Queste però sono utopie, la cruda realtà è il dominio, ribadito con forza a cronometro, di Christopher Froome, per il quale la strada sembra spianata verso la maglia gialla di Parigi. Ma le montagne sono infide e, spesso, cambiano prediletti lungo il percorso. Speriamo solo di vivere una settimana finale intensa, se non da domani, tappa piuttosto monotona, almeno da domenica, col primo vagito alpino.

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Laureando in lettere, ma la mia arrogante personalità spicca soprattutto nel tempo libero, dove mi dedico molto al collezionismo: due di picche e figuracce su tutto. Il mio brillante palmares annovera: 2 coma etilici, 100 passi in partenza, 3 rinvii a giudizio e una smisurata passione per lo sport.

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