Vuelta 2016, Decima Tappa: il Colibrì de Combita

Vuelta 2016, Decima Tappa: il Colibrì de Combita

In un climax di difficoltà, si accumulano le salite del primo trittico alpino sulle Asturie: nell’eccezionale contorno dei Lagos de Covadonga si ascende per 12 km, con la punta finale che sfiora il 17%. Qui a Covadonga si mischiano religione (infatti il significato richiama la Grotta della Madonna), storia (qui nel 722 ci fu la prima sconfitta dei Moriscos, che avrebbe dato il là alla Reconquista) e un paesaggio naturale abbacinante. Lo scenario è così perfetto per una giornata da ascrivere direttamente negli annali del ciclismo, certo serve la collaborazione degli eroi, schiacciati sul sellino, pronti a spiccare il volo verso la gloria.

Il colibrì è un grazioso uccellino, dalle dimensioni microscopiche, ma vola pure lui. E, mentre imploravo al mio streaming di non saltare sul più bello, il telecronista spagnolo lo nominava riferendosi a Nairo Quintana: effettivamente il piccolo atleta colombiano ricorda tanto un colibrì, chino sulla sua bicicletta e circondato spesso e volentieri da passisti scalatori slanciati e ben più possenti. L’agilità, persa inspiegabilmente lungo le Alpi della Francia, è tornata ad essere il leitmotiv della sua pedalata: Quintana, impassibile nella sua smorfia, quasi fosse una cera di Madame Tussauds, caracolla leggiadro in mezzo al gruppo, sulle prime rampe dei Lagos. Nemmeno gli serve scattare, perché il sommo rivale Chris Froome molla il passo alla prima accelerazione di un compagno Movistar. Naironman decide di rompere gli indugi poco dopo, consapevole di dover staccare il britannico adesso che ne ha l’opportunità, perché Froomy è corridore totalmente incomprensibile. Contador tiene il passo del colombiano sulle prime, ma al terzo allungo paga dazio: il Pistolero non vuole arrendersi all’età e agli infortuni, la tempra è in qualsiasi caso leggendaria. Mentre il bipolare tre volte vincitore del Tour ritorna su Contador, accompagnato da Valverde, Quintana risucchia senza pietà l’ultimo dei fuggitivi, Gesink, e, quasi vergognandosi di sottrargli la tappa, lo supera svelto senza nemmeno guardarlo: vince il Colibrì, riprendendosi la Roja e ipotecando la Vuelta, perché in salita vola davvero. Secondo lo stesso Gesink, davanti a un rimontante Froome e a Valverde, secondo in classifica. Contador cede e giunge a un minuto, in mezzo anche Scarponi, il vecchio non molla.

Domani c’è il primo, agognato, giorno di riposo. Meritatissimo, dopo un trittico così. L’unico che non lo vorrebbe è proprio Quintana, che sembra predicare un ciclismo antico sulle montagne: niente watt e frullate, solo il piccolo scalatore e la gloria. Che meraviglia il Colibrì in bicicletta…

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Laureando in lettere, ma la mia arrogante personalità spicca soprattutto nel tempo libero, dove mi dedico molto al collezionismo: due di picche e figuracce su tutto. Il mio brillante palmares annovera: 2 coma etilici, 100 passi in partenza, 3 rinvii a giudizio e una smisurata passione per lo sport.

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