Giro di Lombardia: è ancora Gran Colombia

L’autunno porta con sé i residui di un’estate sfumata lentamente, gli strascichi del caldo abbandonano il nord del Belpaese solo oggi, qualche goccia di pioggia sancisce l’imminente arrivo dell’autunno. È il clima classico del Giro di Lombardia, corsa conclusiva della stagione internazionale (quest’anno il Mondiale di Doha, per motivi climatici, è in realtà ancora in divenire), è la Classica Monumento più dura, quest’anno acuita da 8 salite e 4400 metri di dislivello complessivi.

Sotto una pioggia fine la corsa parte da Como: tanti nomi di spessore, come si addice a corsa di risma così nobile. A partire da Chaves, dominatore in Emilia e favorito per gli scommettitori. L’altro colombiano, Uran, e il francesino Bardet i due rivali più pericolosi. Senza dimenticare gli italiani: Aru, Brambilla e Ulissi i più quotati. La classica delle foglie morte attira molti fuoriclasse, attratti dalla possibilità di concludere in conclamata bellezza la loro infinita stagione agonistica. Vedi Valverde, partecipante a tutti e 3 i Grandi Giri, oppure Rodriguez, che appenderà gli scarpini al chiodo al termine della gara odierna.

Tanti gli scatti nela prima parte di corsa, noi rammentiamo, allegoria della fatica in fuga, un eccellente Damiano Caruso, in grande spolvero fino a Sant’Antonio Abbandonato. Qui infatti si accende la bagarre fra i big, che muovono le loro pedine. Uran in particolare deve spremersi notevolmente, avendo perso inizialmente le ruote dei rivali, mentre Landa, capitano Sky, getta già bandiera bianca. Il momento decisivo è sul Selvino però: Chaves rompe gli indugi, alle sue spalle Uran e Bardet sono i soli a reggere il passo del furetto in divisa Orica. In particolare molla Aru, decisamente a corto di energie. Solo uno splendido Diego Rosa, gregario del sardo, riesce a rientrare sui 3, non prima però di essersi spremuto, tenuto incomprensibilmente a bagnomaria dai capi Astana. Poco dopo, nel tratto successivo in pianura, lo stesso piemontese si dimostra poco avvezzo a certe corse, mettendosi a tirare più degli altri 3, sciupando il vantaggio tattico di avere il capitano alle sue spalle. Nello strappo finale di Bergamo Alta l’affondo di Chaves crocifigge Bardet: 2 colombiani e Rosa si giocano il Lombardia. Rosa sbaglia nuovamente approcciando la volata troppo in anticipo, forse per eccesso di generosità: il piemontese paga così nei 20 metri finali, quando viene superato dal rimontante Chaves, autore invece di un capolavoro tattico. Rosa chiude secondo, in lacrime al traguardo: l’addio all’Astana è agrodolce, ottima prova, ma, con un po’ più di sagacia tattica, la vittoria sarebbe stata netta, perché Diego oggi era decisamente il più pimpante.

Ancora una volta la Colombia rompe il tabù, stavolta conquistando per la prima volta la corsa delle foglie morte. Un movimento che si sta imponendo come il più fecondo del panorama internazionale, con corridori temibili e strepitosi, soprattutto in salita. L’Italia può consolarsi con questo Rosa, dall’anno prossimo capitano, e con il giovane Villella, oggi quinto e brillante. Il ciclismo nostrano sforna ancora talenti di tutto rispetto.

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Laureando in lettere, ma la mia arrogante personalità spicca soprattutto nel tempo libero, dove mi dedico molto al collezionismo: due di picche e figuracce su tutto. Il mio brillante palmares annovera: 2 coma etilici, 100 passi in partenza, 3 rinvii a giudizio e una smisurata passione per lo sport.

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