Strade bianche

La prima classica stagionale del panorama internazionale, giunta quest’anno, con ampio merito, nel circuito World Tour, unisce caratteristiche affascinanti in un percorso variegato: la Strade Bianche, così battezzata per gli splendidi sterrati delle campagne toscane, concilia infatti la polvere e le pietre, seppur levigate, tipici della Roubaix, con i muri, stretti strappi tagliagambe, che rendono grande il Giro delle Fiandre. Ma a rendere un unicum la corsa si aggiungono i mangiaebevi, saliscendi continui delle colline etrusche, e, non bastasse la gustosa torta, anche la ciliegina finale: il meraviglioso arrivo in piazza del Campo a Siena, sul ciottolato in aspra ascesa che gli appassionati sportivi sono abituati a conoscere per il Palio. Una corsa in bicicletta, divenuta grande in sole undici edizioni, per il mix unico di paesaggi, cultura e, logicamente, anche di percorsi esaltanti le qualità dei migliori pedalatori mondiali.

Il parterre dei favoriti è infatti colmo di talento come non mai: lo slovacco Peter Sagan, campione del mondo, e il belga Van Avermaet, campione olimpico, sono l’alfa e l’omega di un alfabeto che comprende fuoriclasse quali Kwiatkowski e Stybar (già vincenti qui), ma anche Wellens, Boasson Hagen e Stuyven. Ma luccicano anche nomi italiani di gran spolvero: da Nibali ad Aru, assi delle corse a tappe amanti degli scenari toscani che li hanno lanciati nel grande ciclismo, passando per Moser (unico vincitore italiano nel 2013), Felline e Matteo Trentin, uomini che puntano a sbancare nelle gare del Nord. Corsa che, come la Sanremo e pochissime altre, attira gli assi di un giorno e quelli delle 3 settimane, per l’eterogeneità del suo sinuoso tracciato.

Un ospite, spesso indesiderato, si presenta a sconquassare i primi chilometri di corsa, per non abbandonare più il dipanarsi della giornata: una pioggia battente e un vento molto ruspante attanagliano le pedalate degli atleti, esemplificando però il soprannome “eroica” che la corsa s’è guadagnata. Lo sterrato, sciupato in fanghiglia dal clima infido, nasconde trabocchetti insidiosi per i corridori. Non si esimono però dall’andare all’attacco i coraggiosi di giornata, fra cui il giovane azzurro Andreetta e lo scalatore francese Pinot. Attorno agli 80 km dall’arrivo scocca il momento decisivo: purtroppo una caduta nelle prime posizioni del plotone stralcia il copione designato, lanciando alla controffensiva alcuni dei favoriti, dove si distinguono Van Avermaet, Wellens e Stybar. Sagan, attardato e influenzato, preferisce evitare guai e si ritira, mentre Nibali, sfortunatissimo, cade, fora e rompe il cambio. Intanto una piacevole divagazione: Elisa Longo Borghini, stella del ciclismo italiano in rosa, vince la corsa femminile, illuminando con il suo splendido sorriso una Siena altrimenti piovosa.

Nel frattempo 4 fuoriclasse incendiano la gara negli ultimi 50 km: Wellens e Van Avermaet si marcano a vicenda, Kwiatkowski attacca a spronbattutto mentre Stybar, quatto e sornione, sembra pedalare molto bene. A fisarmonica una decina di altri atleti, dove rimane patriottico il solo Trentin, si allontanano e riavvicinano a seconda del ritmo imposto dai quattro sceriffi della gara. Gli ultimi 40 km divengono uno scontro tattico, in cui i corridori bilanciano come generali in battaglia le armi da sfoderare e le energie da conservare in attesa dell’assalto all’arma bianca, come lo sterrato, che si rivelerà decisiva.

Si scollina a Montaperti, luogo che riesuma una battaglia storica: come ricorda Dante nella Commedia, qui nel 1260 i ghibellini senesi inflissero una sonora sconfitta ai guelfi fiorentini, capitanati dall’orgoglioso Farinata. In rotta però, sullo sterrato poco distante, non ci va l’eretico nemico dell’Alighieri, bensì i rivali di Michal Kwiatkowski: il polacco, già trionfante qui nel 2014, sferra un affondo dei suoi, caracollante, in controtempo, quasi indeciso. Ma è finta modestia, le sue gambe roteano più veloci degli affranti rivali: l’alfiere Sky mette tutti al gancio, allunga nell’ultimo sterrato e sfila in passerella nel tratto finale molto aspro che conduce a piazza del Campo. Un sonoro giubilo scaturisce fra la folla, generosa nel celebrare il trionfo del ritrovato campione polacco: alle sue spalle Van Avermaet e Wellens, a completare un podio di primissimo lignaggio. La conclusione è più che degna per una gara davvero mozzafiato: storia, cultura e paesaggio si fondono, contorno suadente per una corsa dal tasso tecnico veramente elevato.

La stagione di ciclismo entra nel vivo da domani, con la Parigi-Nizza e, fra qualche giorno, la sua nemesi, la Tirreno-Adriatico, corse in preparazione della Classicissima di Primavera, la Milano-Sanremo. Che però da qualche anno ha una rivale, giovane e seducente: la Strade Bianche, che anche quest’anno ha regalato emozioni lussureggianti.

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Laureando in lettere, ma la mia arrogante personalità spicca soprattutto nel tempo libero, dove mi dedico molto al collezionismo: due di picche e figuracce su tutto. Il mio brillante palmares annovera: 2 coma etilici, 100 passi in partenza, 3 rinvii a giudizio e una smisurata passione per lo sport.

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