Vuelta 2017: The drive for five

Il mese d’agosto ha l’occhio malinconico della fine dell’estate, ma, dal 1995, consola tanti cuori ciclistici con la corsa più sanguigna del panorama internazionale: la Vuelta di Spagna. Colpo di genio degli organizzatori più di vent’anni fa, la collocazione post Tour ha dato linfa caliente a una corsa sino a quel momento snobbata, per la contemporaneità con le classiche nordiche (si correva infatti ad aprile) e per l’anticipazione dei due grandi giri chiave dell’anno, il Giro e il Tour. Invece il sole d’agosto, secco e arido, è il sottofondo più adatto ad una gara aspra, arcigna, soffocante. E, memore delle scelte politiche del dictador Franco, pure la direzione di corsa ha preferito pensare a sè stessa e alla sua crescita, evitando confronti con le due gare concorrenti e sin da sempre più rinomate. Risultato? La Vuelta porta via tutto il resto della stagione: gli sconfitti temprano l’animo per il riscatto, i vincenti, a cuor leggero, assaporano il gusto di un altro trionfo.

Ed è così che da qualche anno il Giro di Spagna attira la gran parte dei campioni delle corse a tappe, con un livello di partenti elevatissimo sul piano teorico (poi bisogna vedere la forma fisica): tutto ciò non fa che corroborare la salute di una corsa ad alto tasso di spettacolarità, caratterizzata anche quest’anno da un numero impressionante di arrivi in salita. Sembrerebbe, beffardamente, che la continua lotta per incrementare l’interesse dei primi due Grand Tour, favorisca il terzo, che lentamente sta conquistando un posto nelle fasce di gradimento degli spettatori elevatissimo. Anche quest’anno il parterre è ricchissimo, e ci sono in scena tutti i grandi nomi delle corse a tappe, eccezion fatta per il vincitore del Giro, Domoulin, e per il vincitore della scorsa edizione, Nairo Quintana, sciupato dalla fallimentare campagna Giro-Tour.

Durante i playoff NBA del 1997, i Chicago Bulls di Michael Jordan imbastirono una campagna promozionale per la corsa al quinto titolo di campioni del mondo dal titolo appunto di “The drive for five”. Essa, vent’anni dopo, calza a pennello anche per la rincorsa al quinto trionfo in una corsa a tappe di 3 settimane di due dei grandi protagonisti degli ultimi anni: Chris Froome e Vincenzo Nibali. E, per motivi diversi, entrambi si presentano ai ranghi di partenza con la nomea di favoriti. Il britannico, archiviato il suo quarto Tour, ha la mente sgombra per inseguire una corsa nella quale si è piazzato al secondo posto per ben 3 volte, l’ultima lo scorso anno. Rispetto alle scorse stagione però ha mostrato una condizione in crescendo a fine luglio e ha, ancora una volta, la compagine meglio attrezzata: insomma, Froomy è il favorito d’obbligo. Il rivale principale è però il siciliano più toscano che ci sia: Nibali torna alla Vuelta dopo la mannaia della squalifica del 2015, cercando di bissare il primo successo, ottenuto nel lontano 2010. Lo Squalo ha focalizzato tutta la seconda parte di stagione su quest’obiettivo, e, dal punto di vista fisico, è sicuramente più fresco. Certo, l’età avanza e in salita non c’è più il cambio di ritmo che aveva incantato al Tour 2014. Ma Nibali ha esperienza e classe, e 3 settimane estremamente logoranti potrebbero esaltare la sua proverbiale caparbietà.

Una spanna sotto tutti gli altri: da Fabio Aru, che si ritrova per la prima volta in corsa con il suo mentore da rivale, sino a Alberto Contador, all’ultima recita di una carriera inimitabile; passando per i fratelli Yates, per Majka, da Kruijswijk fino a Bardet. E non dimentichiamo il miglior scalatore dell’ultimo Tour, Warren Barguil: insomma un lustro eccelso di competitività. La corsa, come già accennato, sarà durissima: 5 arrivi in salita, contornati però da una marea di strappi e asperità. Il giorno decisivo potrebbe essere il penultimo, con l’arrivo sul temibile Angrilu, scoperto nel 2000 da Simoni e teatro di una delle salite più crude d’Europa. Ma attenzione anche alla sedicesima frazione, con 40 km a cronometro che possono scavare un bel solco in classifica. Insomma, ci sono tutte le carte in regola per una Vuelta da incorniciare e per tre settimane di spettacolo e adrenalina.

 

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Laureando in lettere, ma la mia arrogante personalità spicca soprattutto nel tempo libero, dove mi dedico molto al collezionismo: due di picche e figuracce su tutto. Il mio brillante palmares annovera: 2 coma etilici, 100 passi in partenza, 3 rinvii a giudizio e una smisurata passione per lo sport.

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